30.6.08

29.6.08

Dietro al leggìo



Sto girando attorno a quel leggìo. Mi piacerebbe proprio veder cosa ci sta scritto, perchè io proprio non ne so nulla. 
Forse non ho ancora una buona vista, per passarvi attraverso.

Je suis en train de tourner autour de ce pupitre. Je voudrais bien voir qu'est ce qu'il y a écrit, parce que moi j'en sais rien. 
Peut etre que je n'ai pas une bonne vue encore, pour passer au travers de lui. 


27.6.08

Pausa #2


Stranamente quasipiove, cioè tuona a sorpresa mentre una, una qualsiasi, si è appena assopita in balcone facendo finta di leggere. 
Metti però il caldo che non dà adito a dubbi sulla stagione, metti la perenne voglia di gelato e/o ghiaccio, arrivo io e decido di farmelo da me. In più, metti l'amore per quel frutto rosso, arrivato solo oggi in casa, per la prima volta quest'estate, con quel bel sorriso da stregatto, e quei semini neri come gocce di pioggia piene di inchiostro. Insomma, ci siamo incontrati e abbiamo preso una granita insieme, io e il mio cocomero.

E' buffo perchè anche se togliessi il colore, lo riconosceresti che è lui. Sono le gocce nere di pioggia a dirti chi è.




26.6.08

Pausa

(Ma musique est le berceau où je repose, et je me barbouille de pluie)

E' come avere i pensieri in pausa, allora ti affidi alla tua musica, di qualsiasi strumenti si avvalga, matite, tasti, volumi. E ti sporchi di pioggia finchè puoi. 
"La fantasia è un posto dove ci piove dentro" (I. Calvino)

In pausa tutto quanto,  fermoimmagini come in attesa di qualcosa. 
Intanto la cosa più buona e più dolce è questa tazzina di caffè freddo amaro accanto a me.

Grazie a Franz, che mi ha messo nelle sue pause.
Quel libriccino era proprio ciò che volevo trovare nella mia cassetta postale stamattina.


C'est comme avoir les pensées en pause, alors tu te remets completement à ta musique, n'importe quel instrument on utilise, des crayons, des touches, des volumes. Et tu te salis de pluie tant que tu peux. "L'imagination est un lieu où il pleut dedans" (I.Calvino)

Tout est en pause, en attendant je ne sais pas quoi.
Pendant ce temps, la chose plus bonne et plus douce est la tasse de café froid et amer ici à cotè de moi.

Merci à Franz qui m'a inclus dans ses pauses.
Ce petit livre était éxactement ce que j'aurais voulu trouver dans ma boite aux lettres ce matin.

24.6.08

Grace


Le mani di ieri.

23.6.08

My first bread


Questo è il mio primo pane. 
E' senza glutinose particelle, per cui nel farlo ho messo tante di quelle energie e speranze. Sembravo una bambina che del dolce ha rotto solo i gusci delle uova, ma osserva l'impasto crescere nel calore del forno come la sola e unica artefice di un evento miracoloso.
Alla fine è buono come il pane.

Ma sono le mani che lo reggono che amo.
Sembra di sentirne la grana che irrompe sui palmi.

22.6.08

I pensieri sono le gemme


Questo è il mio detto preferito, m'ha fatto sempre ridere, e ridere di me.

Se dai primi grossi rami partono decine di rametti e fuscelli nelle più disparate direzioni che sono i discorsi che apro e mai chiudo - oppure che completo nei momenti meno probabili - i pensieri più o meno sono fatti della stessa pasta, o corteccia chedirsivoglia.
Ma lì in fondo posso fare come mi pare. Nella dislessia di quando scrivo impulsivamente e lascio lettere in giro, attaccate alla tastiera o scivolate sul tasto invio,  o di quando parlo per voler dir tutto, devo in fondo confrontarmi con l'esterno e rendermi traducibile. 
Coi pensieri invece posso fare come voglio. 
Solo che a volte sono ingestibili, cioè dico, fai una scelta uno scarto e portane avanti qualcuno che non puoi mica tenere le redini tutto.

(Sul volto di quel gelso si avverte in effetti il segno di qualche sconquasso mentale)

19.6.08

Violet hill


Oggi  sono nel tenore di quella canzone, eppure non vorrei, o non dovrei boh.

Per spegnerla, mi sono girata, e alle mie spalle, appoggiato al metronomo (rotto),  c'era un disegno che avevo fatto tempo fa su cartone, con lo smalto, e il viola lo mangiava tutto.

Fa un pò male, però va bene lo stesso.

18.6.08

M'incarto e m'inchiostro.

Nel sonno


"Se aveste mai dormito con un gatto
o con un cane adagiato sopra il grembo,
ora sapreste che la metamorfosi è possibile - 
che uomo e gatto e cane sono
entità volatili e cangianti: nel sonno 
condiviso scompaiono le stinte 
gerarchie tra cavalieri e fanti."

(Franco Marcoaldi da "L'uomo che non credeva in Dio" di E. Scalfari)

17.6.08

Non mi ricordo più


Son andata nella sua nuova, vera casa.  Faceva strano vederci lì, assieme, in quei nuovi ruoli. Era difficile contenerne l'idea, probabilmente non ci sono ancora riuscita. 

E' come se si fosse aperto un nuovo cerchio, e poi ancora un altro, e poi un altro ancora, e poi questi si siano incatenati e la chiusura di ogni cerchio io l' abbia persa ogni volta. Quando è successo mi chiedo, in quale preciso momento si è concluso, non ricordo più.
Gli abiti di ognuno son cambiati, le facce, gli sguardi, si stanno riabituando a una nuova luce.
Difficile razionalizzare i cambiamenti e parlarne con lucidità.

Oggi ho comprato "L'uomo che non credeva in Dio" di E. Scalfari. Mi chiamava già da un po' quel libro, spero di  scoprire il perché.

"(...) Se hai conosciuto amore e dolore, se hai accettato i tuoi limiti ma hai utilizzato tutte le valenze vitali delle quali disponevi, se non hai prevaricato, se infine non sei stato avaro di te stesso, questo vuol dire aver fatto i conti con la morte".

Ndr: Non voleva essere una citazione cupa,  ma d'altronde fuori il tempo non si capisce bene com'è e potrebbe anche darle quella valenza. E poi quando degli scritti così chiamano dallo scaffale della libreria più disordinata del mondo, e quando non si sa se pioverà o verrà il sole, e cerchi una qualche minima certezza, beh questi scritti fanno del bene, poco da fare.


12.6.08

Russo sulla panchina


Sono stata ore sopra un disegno che prendeva, come al solito, la sua direzione da sé.
Un uomo seduto su una panchina che prima era di legno, con le travi, poi è diventata di pietra, smussata, come quelle della stazione, poi ancora di legno ma tutto di un pezzo, alla fine assomigliava al mio pianoforte.
Lui prima era una donna, poi era così austero che è diventato un russo in un cappotto lungo e teso e un colbacco in testa. Le gambe, oddio le gambe, non volevano stare ferme, prima unite come una coda di sirena poi divise da una linea, ma di una compostezza che lo faceva assomigliare a un omino tipo signor Bonaventura, e non era proprio il caso, visto l'atmosfera di gelo siberiano.

Ora porta i suoi stivaletti con le gambe vicine, e un cuore grosso in mano che ha preso freddo.
L'unica cosa di cui vado fiera sono le mani. Forse perchè è la cosa che guardo più di me.
Nodose, spigolose, ma morbide, vissute pulsanti scarabocchiate, ma lo tengono saldo quel cuore.

11.6.08

Oggi è l'11 giugno 2008


E forse riuscirò a tener fede a un pezzo di rete da scrivere, l'ennesimo.
Tra un quadro e l'altro degli intrecci di fili, il mio pesce fuor d'acqua (o quello troppo dentro) prende finalmente forma.

Oggi è l'11 giugno e di nuovo gli aghetti della mia Canon si sono storti, mentre inserivo la memoria. Sono debolucci, ma mi appartengono, perchè, ci ho pensato, sono storti come il dito medio della mia mano sinistra.
E poi a volte il flash automatico si alza senza ragione, si accende, scatta, come un'eureka di cui solo la macchina conosce il motivo. Gli altri per questo la snobbano, a me in fondo diverte, sorrido dentro, capisco il suo gesto.
Un po' come il cane assomiglia al proprio padrone.
Beh, la mia Canon assomiglia a me.

Nulla di più semplice.
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