6.12.11

I racconti di Ninopoli

tolstoj illustrazione ballarini

Eroe del racconto, eroe che io amo con tutta l'anima e che ho sempre cercato di riprodurre in tutta la sua bellezza, e che sempre è stato, è e sarà meraviglioso, eroe del mio racconto è la verità.

(da I racconti di Sebastopoli - L.Tolstoj)



*

1.12.11

Nina Vapore e il Vincitore

ninestrone illustrazione minestrone

A Mezzanotte dell'ultimo lunedì di Novembre, Nina fu rapita dal Ninestrone vincente: la calò nel pentolone per cucinarla per benino, ninetta in dadolata, tra aromi e amori.
Ma per la stessa ragion d'essere che un minestrone ha, non riusciva a metter ordine preciso tra i pensieri.

C'erano profumi bollenti di rapa rossa che arrivavano dai pentoloni di rame, il rumore di una passeggiata sui passetti di una pupa dalla mano piccola nella mano grande, o evoluzioni dentro i corridoi di una storia d'amore, tra le vesti di una cipolla nuda, in salti di storie vere per ogni ortaggio disegnato, e ancora e ancora, ché i ninestroni sono così, infiniti, molteplici e straboccano di fantasia e di ingredienti reali, che non puoi giudicarli, li ami tutti, e tutti sorprendono.

"Il minestrone è un piatto che varia a seconda della regione e della stagione e si declina in molte variazioni rendendo impossibile definirne univocamente la ricetta."

Facile dir così, perché c'era da decidere, si disse Nina. Dove verresti cucinata tu, che a ogni riga hai sentito l'affettar di verdure e il componimento come di fiori, e sei saltata da un verso all'altro come fosse tuo il terreno sotto?

E allora a Mezzanotte di quell'ultimo lunedì di Novembre di cui sopra, Nina balzò dentro a un pentolone in particolare, e diventò vapore.

Una storia ninestronica che coniugava più sinfonie, di quelle che 1+1 fa 3, e va bene lo stesso. A due mani, e a distanza, un mescolìo di pensieri e attitudini incrociati. Che al ritmo di quella sinfonia stavi sospeso pure tu a prender le altre nuvole lassù e a giocarci a far le forme.
Una canzone che tanto amo di Joni Mitchell, Blue, suonava una melodia simile mentre leggevo la loro piccola storia.

Lascio a voi la ricetta di A. e Maiko, di un piatto fumante già vissuto, e quel bouquet sorprendente venuto prima, per caso e perfetto, fino allo sbriciolìo di una poesia che tutt'ora punge dentro, ma dolce come il contrasto perfetto tra cavol e fiori, in una casa comune, un sentire fuso in due assieme appassionatamente, in un tacito accordo musicale tra loro. E anche con noi, io sento.

Qui il Ninestrone "Ikebana" di Aldebarina e Maiko,
*Ninestrone 2012*

E poi penso agli spartiti che tutti avete scritto. Non era facile, io credo: le dissonanze, le cose in apparenza separate, farle musica è molto difficile, bisogna trovare l'attimo, ma pure la formula che le lega assieme. È un buon esercizio per vedere bene le cose, e costruirle. Nina lo tenta spesso, e a volte riesce a volte no.

Allora, siccome tutti voi io vorrei al mio tavolo, anzi facciamo che Nina vorrebbe essere a tutte le vostre tavole fumanti, calde familiari, a volte quasi dolorose quanto intense, come è ogni cosa viva, ha deciso che un ortaggio di questo Ninestrone vi raggiungerà come augurio e sorridente grazie colorato.

A tutti i partecipanti del Menu (che qui potete leggere in ordine d'arrivo), una CartoNina ninestronica vi aspetta: scrivete alla mia e-mail e lasciate il vostro nome, blog e indirizzo (dov'è la vostra cucina insomma!), e la spilungona Signorina Porro o forse la folletta Radicchio o magari il Signor Melanzana (è miope come una talpa poverino, ma la strada la troverà senza dubbio alcuno), porterà gli auguri di Nina chez vous. Vi va?


Grazie a tutti per le ricette preziose che avete lasciato, scritto e condiviso.

Nina vi abbraccia e siede al vostro piatto, a specchiarsi un po' ovunque.



Blue, songs are like tattoos
You know I’ve been to sea betore
Crown and anchor me
Or let me sail away
Hey blue, here is a song for you
Ink on a pin
Underneath the skin
An empty space to fill in
Well there’re so many sinking now
You’ve got to keep thinking
You can make it thru these waves
Acid, booze, and ass
Needles, guns, and grass
Lots of laughs, lots of laughs
Everybody’s saying that hell’s the hippest way to go
Well I don’t think so
But I’m gonna take a look around it though
Blue, I love you


Blue, here is a shell for you
Inside you’ll hear a sigh
A foggy lullaby
There is your song from me.


(Blue - J.Mitchell)


*

29.11.11

29 righe



Le terrine di terracotta, gli smalti, il color cipria e il color tortora,
le Dolomiti a luglio, i cardigan, la noce moscata,
le feste in maschera, le ecoline,
chi gioca con le parole, chi ti lega con briglie fiorite,
le parole usate bene, le parole non usate per buona scelta,
bibì e bibò,
la rete dei campi da tennis sulla spiaggia, gli occhiali a farfalla,
comprare album da disegno che non servono mai,
perdere penne che usi sempre,
le mani belle, Florence and the Machine, i fili di lana,
il mio gatto che russa, il plaid color turchese,
chi ti scrive quando gli scrivi tu,
l'albero di fichi, l'albero di loto, il mio bonsai,
dormire sul pavimento fresco quando fa caldo,
affondare i tacchi quando il prato è ancora umido di pioggia,
usare i colori a caso, usare un solo colore per mesi e mesi,
tu d'inverno,
il mio pennarello color melograno, la mia nuova tazza da tè che sembra un uovo sodo,
i miei capelli, io d'estate,
quando i bambini ti guardano come fossi loro coetanea,
la pazienza e la costanza, gli stormi e i corbezzoli,
i nastri colorati che mia mamma grazia mette sui capelli bianchi di mia nonna bianca,
i cucchiai di legno, i semi di girasole, i lamponi che hai raccolto tu,
le costellazioni, chi studia gli oceani, chi conosce le radici delle piante,
le giacche color cammello, i cappotti rossi, mia sorella che suona il basso,
chi non si lega agli oggetti ma gli oggetti si legano a lui,
i sassi sott'acqua, i telescopi e il mappamondo,
i salici piangenti, le foglie secche come figlie sotto l'albero,
le panchine di pietra, la stazione vuota nel primo pomeriggio, il mio nome.


29 Novembre, 29 righe, 29 Nina. 
Da qui posso vedere il mare, fiume?


N.



21.11.11

La versione di Nina

"Il principio dei vasi comunicanti è quel principio fisico secondo il quale un liquido contenuto in due o più contenitori comunicanti tra loro, in presenza di gravità, raggiunge lo stesso livello dando vita ad un'unica superficie equipotenziale. L'acqua, come tutti i liquidi, non ha una forma propria ma assume la forma del recipiente che la contiene. Per questo motivo, se si versa un liquido in vasi tra loro in comunicazione anche se di forma diversa, esso si dispone allo stesso livello in ognuno dei contenitori stessi." (Wikipedia)


Nei sogni, a occhi chiusi oppure no, è tutto molto semplice. Hai un bicchiere tuo di fantasia e im-possibilità da dove pescare, ci piove dentro giorno e notte, e c'è vita di pesci e sirene: magari è un bicchiere grande quanto il cielo sotto cui dormi, ma le stelle le hai messe tu, la luna l'hai appesa tu, lì, in alto a destra; sai come muoverti, sai quando fermarti, è, più o meno, tutto sotto controllo.

A volte però esistono bicchieri/anime che nascono con un piccolo canale comunicante tra loro, un ponte in cui passa per natura uno stesso linguaggio, uno stesso codice, una stessa visione del cielo su, della luna là, delle stelle sopra. È già molto riuscire a trovarsi vicini.
Allora, quando in questi due bicchieri comunicanti ci piove dentro, e ci cade la stessa acqua e la stessa fantasia, succede che il sogno tuo e quello dell'altro si estendono in superficie, si duplicano in oceano per due.

L'acqua non ha una forma propria ma assume la forma del recipiente che la contiene, la stessa vostra, simili voi. E il sogno che avevi quando eri uno spinge al confine e preme sulla realtà, perché l'altro, col suo bicchiere pieno quanto il tuo, ne ha messo alla prova l'esistenza oggettiva.
Meno semplice di restare lì a sognare con la canna appoggiata sul bordo circoscritto, ma chi se ne importa di pescare a vita dentro a una pozzanghera.



Daydreamer, sittin’ on the seat
Soaking up the sun he is a
Real lover, makin’ up the past and feeling up his girl
like he’s never felt her figure before
A jaw dropper
Looks good when he walks, he is the subject of their talk
He would be hard to chase, but good to catch 
and he could change the world with his hands behind his back

You can find him sittin’ on your doorstep
Waiting for the surprise
It will feel like he’s been there for hours
And you can tell that he’ll be there for life

Daydreamer, with eyes that make you melt
He lends his coat for shelter because he’s there for you when he shouldn’t be
But he stays all the same, waits for you and then sees you through
There’s no way I could describe him
All I say is just what I’m hoping for.


(Adele - Daydreamer)




17.11.11

L'albero di loto

alluvione genova albero di loto


Stavo pensando che l'albero di loto è quello che ti dà frutti pure quando non li chiedi, e lo vedi, e si fa accorgere: che il ramo è spoglio, tutto intorno è spoglio e scarno e asciutto e lui invece è carico di sfere aranciate che pesano sulle braccia, per quante sono, per quanto vogliono esserci.
Penso sia un buon esempio a cui ispirarsi. Quando da lontano scorgo un albero di loto, vedo un sacco di forza, e niente paura di esser solo, lì, a metter colore, senza che gli si chieda alcunché, è un albero "abitato".

Ecco, la rete (come lo è stato allora) può esser davvero quella che tiene in salvo i trapezisti in alto che volteggiano, magari quando piove, piove tanto.

Per il ristorante Officina di Cucina di Chiara e Claudia, colpito dall'alluvione a Genova, bloggers e non si stanno muovendo per aiutare a ricostruire, con iniziative diverse, polpose come un albero di loto.
Come dice Cobrizo, bisogna acCORdarsi, e la rete è regina in questo.

Perciò vi invito a partecipare come tanti rami di un albero di loto. Qui troverete tutti i link necessari:
il racconto di Chiara di Officina di Cucina (Genova, 4/11/2011, ore 13.20)
- il gruppo facebook in fermento alla ricerca del necessario e alla divulgazione dell'iniziativa
- la lista delle necessità continuamente aggiornata, e i riferimenti per contribuire
- il banner di Cobrizo per condividere più possibile e raccogliere aiuti attorno a noi:


Immaginate di passeggiare su una strada d'autunno pieno, che pure le foglie son volate via, dal vento o dall'acqua spazzate altrove, e di incontrare un albero di loto, che si staglia sulla linea d'orizzonte, sfrontato in tutto il suo arancione generoso esserci.


(Nina Loto, passa e mai chiude)



14.11.11

Quando succede

illustrazione uccelli ballarini


Flash NiNews  >  Manca poco meno di una settimana allo scadere del contest Ninestrone 2012 (che poi una sinfonina saporita così non scade mica, anzi, dura una vita e si accresce, sempre più sopraffina). Intanto Nina prepara pacchetti per il Natale semprepiuvicino, e si fa in 3 per contenere tutto, agendine comprese, e scrive sulla lavagnetta - di grafite la sua - come babbonatale la lista regali.


Mentre cerca di non intrecciarsi con i fili da reggere - ché in questi ultimi mesi Nina s'è divisa in tanti disegni, e l'hanno chiamata proprio Nina, è uscita dalla rete, e rispondeva al telefono con questo nome qui!, che ridere e che bello, ha sgranato melograni, disegnato conigli malaticci che guariscono, mischiato colori di cocktail per i pirati (e affinato il gusto per gli indovinelli, ma prima o poi li svelerà...) - avverte nell'aria che dal 2012 un po' di cose cambieranno. Non sa dire bene cosa, né di preciso quante cose, ma cambieranno di sicuro (sarà per questo che è ritornata all'header originale, le mancava Francesca con Nina nella borsa).

E poi, vedi, c'è quel disegno lassù che aspettava da un po' di tempo. Le parlò allora di una sensazione visivamente chiara, i colori percepiti nitidi nella mente, che entravano e uscivano dal diaframma: una sensazione stralunante, un vento potente e circolare, che soffiava dentro e fuori, come un'osmosi di aria diversa, condivisa. Tu placida lì seduta, e loro a turbinarti come foglie cadute, che col vento d'autunno arrivano fin quassù, alla finestra grande del terzo piano.

A volte così capita, ci son disegni che rimangono giorni, mesi, anche anni a scaldare nel taccuino e aspettare il senso giusto: non sono descrittivi, non illustrano ciò che è stato, loro vengono prima di te. È un po' come se esistesse tra le pagine ogni tanto uno specchio anticipato, un'essenza, una natura che si spiega per segni, senza parole, ché quelle se vengono, vengono dopo.

Questo disegno è uno di quelli. Oggi ci siamo guardati e ci siamo capiti.

È la sensazione di quando-le-cose-cambiano, meglio o peggio non c'entra, semplicemente giri la curva ed è una cosa che quando ci pensi ti turba l'equilibrio, ma non è detto che non ne vai a trovare uno migliore. Un stormo cosmico di ali colorate che s'agita da dentro a fuori. Come domande e risposte che ti fai e ti dai da sola, e son cangianti, e son molteplici, sfaccettate, fuggenti; e poi girano a cerchio e magari torni pure al punto di partenza, ma basta planare da un paio di coordinate diverse che vedi un orizzonte nuovo.

Potrà essere un vento più favorevole quello che senti arriverà, un nuovo cielo per capire,
sì che la sinfonia di timballi e tamburi è sempre lì, spiffera il pettirosso
un vestito più comodo e più tuo, dice il sarto canarino
un'aria fresca, tersa, limpida pure per un pesce come te, insinua la cinciallegra
un buon coup de théâtre per l'avanzamento della trama, immagina la cocorita
un terreno diverso da cui raccogliere foglie e fiori cadenti, propone la rondine
e conchiglie d'altra forma, sì, dopo la mareggiata, sogna il gabbianello
e magari finalmente trovarsi in orario al binario 3, esclama il cardellino
magari
chissà,
voi che dite

a ogni uccellino la sua variopinta possibilità, come un soffio per farsi accorgere, e delle ali tenaci per darti coraggio.



È incredibile ch’io ti cerchi in questo
o in altro luogo della terra dove
è molto se possiamo riconoscerci.
Ma è ancora un’età, la mia,
che s’aspetta dagli altri
quello che è in noi oppure non esiste.
L’amore aiuta a vivere, a durare,
l’amore annulla e dà principio. E quando
chi soffre o langue spera, se anche spera,
che un soccorso s’annunci di lontano,
è in lui, un soffio basta a suscitarlo.
Questo ho imparato e dimenticato mille volte,
ora da te mi torna fatto chiaro,
ora prende vivezza e verità.

La mia pena è durare oltre quest’attimo.


Mario Luzi, da “Aprile-Amore” (in Primizie del deserto)


Questa poesia la scrivo e riporto ovunque dal 2004, e allora mi fa sorridere quel verso "ora da te mi torna fatto chiaro". Pensa da quanti anni perdo e riprendo chiarezza, quanti soffi, lo dicevo io, quanti soffi, per fortuna, ci passano attraverso.




6.11.11

Ora è il mio profeta


tempo illustrazione francesca ballariniPoi furono insieme così che mentre la lancetta si muoveva, invisibile adesso, sull'orologio, seppero che niente poteva accadere mai più a uno di loro senza che accadesse all'altro, che nient'altro poteva mai essere più importante di questo; che questo era tutto e sempre; questo era il passato, e il presente e qualunque cosa fosse per venire. Questo non avrebbero dovuto averlo, eppure l'avevano. L'avevano ora e prima e sempre ed ora ed ora ed ora. Oh, ora, ora, ora, quest'ora solo, e sopra tutto ora, e non c'è altro ora che tu, ora, e ora è il tuo profeta. Ora e per sempre ora. Vieni, ora, ora, perché non c'è altro ora che ora, sì, ora. Ora, per favore, ora, ora solo, nient'altro, solo quest'ora, e dove sei tu e dove sono io e dove è l'altro, e non il perché, non hai il perché, solo quest'ora; e ancora e sempre, per favore, e poi sempre ora, sempre ora, a partire da ora sempre lo stesso ora: uno soltanto. Non c'è che un solo ora, uno solo, che ora va, ora si solleva, ora veleggia, ora ricade, ora turbina, si gonfia, ora ti lascia, ed è sempre ora, sempre, sempre ora.

(E.Hemingway - Per chi suona la campana)
hemingway amore illustrato




*

28.10.11

Variazioni sul tema


"Se mi emoziona / pensare una targhetta sul citofono / con i nostri cognomi congiunti / se prima di addormentarmi / mi studio di variarla / in ottone / in ferro smaltato bombé / in plastica oro a caratteri rossi / in plastica grigia a caratteri blu / in cartoncino manoscritto / nell'antica striscia del dymo immagina / quanto male mi faccia / pensare a un figlio in cui congiunti / fossero i nostri occhi."

(Variazioni possibili su una poesia di Michele Mari - da Cento poesie d'amore a Ladyhawke, Einaudi, 2007)



*
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17.10.11

Ninestrone 2012

ninestrone francesca ballarini
Scusate il ritardo, ero ancora alla stazione di N mi sa.
Quando son tornata, un po' infreddolita dal paradiso perduto delle probabilità, ho infilato il grembiule tirolese e mi son preparata un minestrone caldo e confortante (nonché alquanto insolito - al posto di coltelli e pentoloni, noi si usa pennelli e matite).

Un concertino di ortaggi è cresciuto sulla carta e nell'acquerello, e io non mi fermavo mica, giocavamo a farci le linguacce e a saltellare da foglio in foglia.

E intanto pensavo che un minestrone, un buon minestrone, di quelli sinfonici nel loro scompiglio, di qualsiasi foggia si tratti, è come un tutti-insieme-appassionatamente. È un "con", variopinto e armonico, che ti fa stare bene.

Sinfonia e minestrone è il cesto di pastelli colorati qui davanti a me, sparsa confusione di shanghai, tra gomme spugne e pennini, ma che porta il tumulto di ogni disegno che sta ancora dentro,
sinfonia e minestrone è «Il mio cervello zeppo di idee strettamente ripiegate come il dorso dei fenicotteri
quando volano verso sud al tramonto» - scrive Virginia Woolf,
sinfonia e minestrone è la tavola affatto apparecchiata ma piena degli ingredienti per il dolce della domenica,
sinfonia e minestrone è il letto sfatto mentre fuori piove, e c'è il gatto e c'è il libro e la matita preferita per sottolineare e toh pure una tazzina di caffè,
sinfonia e minestrone è riconoscere un ordine speciale in un apparente caos, un qualcosa di magico e personale che ci permette la lettura di quel disordine, e ce ne fa affezionare, perché spesso è una traduzione tutta nostra, quasi un nostro ritratto, ma fuori, ed è bello riconoscersi fuori.

Minestrone è un buon augurio per tutti allora, mi son detta.
Noi però lo chiameremo Ninestrone, di una sinfonina di verdure.

verdure illustrate ortaggi colorati

Nasce così per queste future feste il Calendario Ninestrone 2012, 
raccontato da 12 buffi ortaggi stagionali, vivi e fiabeschi, d'acqua e acquerello ninesco;
stampato su fine art paper e dai disegni sfilabili (formato 40x18cm), per essere incorniciati a piacere
allo scadere di ogni mese.


Come averne un piatto? 

1. Un Ninestrone sarà in palio per il contest di fine anno di Nina, da qui al 20 novembre 27 Novembre (prorogato a gran richiesta oggi 17 Novembre!)
2. Per chi lo desidera, dato che il Calendario Ninestrone sarà fatto su misura e in edizione limitata 
e numerata, è pregato di scrivere un'email a Nina entro il 25 novembre per prenotarlo (poi se lo vincete meglio pure!) 


Regolamento per la conquista di un Ninestrone 2012

Ingredienti: Nel calendario ci son porro, cetriolo, melanzana, carota, raparossa, pomodoro, piselli, indivia, fiordizucca, cipolla, fagiolino, patata, radicchio e prezzemolo, ma nel vostro Ninestrone potrà andarci di tutto, ché non sarà solo un minestrone alimentare, anzi! A ognuno il suo caos perfetto e nutriente e vitaminico di ricordi di oggetti di pensieri e pinzillacchere.

Procedimento: Raccontate dunque, inventate, disegnate, fotografate, cucinate
o silenziosamente mostrate la vostra sinfonia-minestrone,
un tutti insieme appassionatamente che è attorno a voi, di fronte agli occhi, o nei meandri dei pensieri.
 Quell'insieme di ingredienti che vi fa sentire a casa anche quando non ci siete dentro,
che vi conforta con piacevole tumulto, un disordine armonico che voi ben riconoscete,
perché contribuisce alla riuscita della vostra personale sinfonia.

Pubblicate poi la personale interpretazione sul vostro blog, flickr, pagina facebook,
 canale youtube,o qualsiasi altra pagina visibile a noi tutti,
che abbia come titolo "Il mio Ninestrone" 
e un link al presente post del concorso utilizzando questo banner:

concorso vinci calendario

Lasciate infine il link del vostro post come commento qui sotto, Nina provvederà a inserirlo in un'unica lista, tra i ninestroni dai molteplici sapori che metterete in tavola.

Scadenza
Tempo di cottura: Avrete un mese per creare, tutti i post dovranno esser pubblicati
entro la giornata del 20 Novembre  27 Novembre!


Giuria per giuria assaggeremo il vostro ninestrone e decreteremo il vincitore!

calendario illustrato 2012

Lo Chef dice:  È un augurio di Nina tutto questo,
in onore delle armonie che si creano in questi intrecci della rete,
e degli sguardi che ti leggono e si riflettono e di cui ringrazio
(conosco persone colorate come un radicchio, croccanti come un fior di zucca,
fresche come fagiolini alla mentuccia), 

e per l'apparente minestrone di aspettative e desideri che cucina ancora dentro me,
ma che nel tempo prende contorni sempre più chiari,
 perché poi penso al sapore buono, caldo e intenso che avranno dato a fine preparazione,
e che i sensi riconosceranno quando sarà pronto,
in una variopinta attesa che a volte pare disordine, ma non è.


[Il termine sinfonia viene dal greco συμφωνία symphōnía, composto da σύν = "con, insieme", e φωνή = "suono"]



*****
 Nel Menu - I Partecipanti


  • 2. Claudia Scorza d'Arancia con Tu la conosci Nina? con baciuzzi pi'mia "bedda duci e zuccherata".
  • 5. Suster di Pisa&Love con Il nostro Ninestrone - "di segnali di una realtà multiforme, che a me sfugge, a lei no."
  • 7. Ale racconta qui il suo prezioso tutti insieme appassionatamente - "Caffè e tazzina sbeccata e biscotti e facce intorno che fanno stare al caldo e ricordi di sorrisi che non ci sono più attorno ad una tavola, che scaldano ancora...Come quello di mia nonna che giusto un anno fa moriva...Le mie tazzine di caffè hanno tutto questo senso dentro". 
  • 8. Vogliounamelablu e il suo Falling in love ai Laghi di Lamar "leggero come una ninestrina e dal sapore delicato (sa di foglie secche stropicciate, vi avviso)".
  • 9. Silevainvolo con Ninestrone e faccia tosta - "I tempi di percorrenza sono brevi. Non scuocere le verdure come certi amori troppo molli che annacquano il cuore".
  • 15. Liquirizia con Ninestrone emozionale - Gli ingredienti emotivi li trovate nel vostro orto umano: le radici ai piedi, le foglie in testa, i fiori in bocca e i frutti della passione nel cuore.
  • 16. Tri mamma con Ninestrone Matrimoniale - tra le stanze e gli oggetti di una decina d’anni vissuti “tutti insieme appassionatamente".
  • 17. Simona Pinto con Ninestrone Viola del Pensiero -  di pensieri misti che s'accavallano e moti e idee che in questi giorni fan friccicare la rete...
  • 18. Patrizia con Assaporiamo l'autunno -  questo era il mio intento, recuperare le foglie del parco e portarmele nel giardino, rivestire il prato verde di coriandoli multicolori.
  • 19. La Cuoca Pasticciona e il suo Ninestrone dell'AmaraDolcezzauna sinfonia nuova in cucina che sprigiona un qualcosa di fiabesco (o Ninesco)...
  • 20. Owl con Ninestrone silente - di suoni familiari che raccontano, colori che accarezzano, silenzi che condiscono.
  • 25. Ciboulette con Il mio Ninestrone è arancione - una sinfonia è fatta di tante note, tanti movimenti, tante variazioni: e quest'anno la mia è scritta su uno spartito completamente nuovo ed è la musica più bella che abbia mai ascoltato.
  • 26. Valewanda con Ninestrone di lillà - un fiore per quel sentirsi di voler essere esattamente lì, non capita sempre nella vita.
  • 28. Roberta Cobrizo con In groppa ad un fagiolo - la sua faccia invece era paralizzata dall'incanto, a bocca aperta, di fronte a cinque piantine che ormai erano alte dieci centimetri...
  • 29. Olgaolgae con Il Mio Ninestrone (o il bello si fa forza!) - Lui, leggendo solo una frase scritta e appesa nel suo studio o chissà forse proprio un pensiero comune, un desiderio comune, un sogno, ha detto sorridendo: “Il bello si fa forza!”.



(to be continued, prorogato fino al 27 Novembre!)


*


4.10.11

La stazione


Il mio arrivo nella città di N.
è avvenuto puntualmente.

Eri stato avvertito
con una lettera non spedita.

Hai fatto in tempo a non venire
all'ora prevista.

Il treno è arrivato sul terzo binario.
È scesa molta gente.

L'assenza della mia persona
si avviava verso l'uscita tra la folla.

Alcune donne mi hanno sostituito
frettolosamente
in quella fretta.

A una è corso incontro
qualcuno che non conoscevo,
ma lei lo ha riconosciuto
immediatamente.

Si sono scambiati
un bacio non nostro,
intanto si è perduta
una valigia non mia.

La stazione della città di N.
ha superato bene la prova
di esistenza oggettiva.

L'insieme restava al suo posto.
I particolari si muovevano
sui binari designati.

È avvenuto perfino
l'incontro fissato.

Fuori dalla portata
della nostra presenza.

Nel paradiso perduto
della probabilità.

Altrove.
Altrove.
Come risuonano queste piccole parole.


(Wislawa Szymborska)






27.9.11

Quello che siamo

Francesca


illustrazionefrancesca ballarini diventa ciò che sei

Michelangelo Buonarroti illustrazione Francesca Ballarini


rob brezsny illustrazione

Michelangelo Buonarroti illustrazione

Michelangelo si dichiarava artista "del levare", piuttosto che "del mettere", cioè per lui la figura finale nasceva da un processo di sottrazione della materia fino al nucleo del soggetto scultoreo, che era come già "imprigionato" nel blocco di marmo. In tale materiale finito egli trovava il brillio pacato delle superfici lisce e limpide, che erano le più idonee per valorizzare l'epidermide delle solide muscolature dei suoi personaggi.  (Baldini)


Oggi sono inciampata in questa frase qui:
"Il nostro compito è diventare sempre più quello che siamo. Un poeta cresce quanto più è capace di essere a suo agio di fronte alla vita”. 

Ecco, io penso che dovremmo fare tutti come Michelangelo. 

Ché il bene, quell'agio, ce lo creiamo noi quando ci conosciamo, quando ci sprigioniamo, arriviamo sempre più vicino alla nostra radice. Nell'epidermide delle muscolature c'è già la risposta, la solidità. 
Tocca togliere e non mettere, capire dentro. 

Esci dall'ombra, ché magari scopri che hai delle mani super potenti e in una silhouette mica si contano le dita che possiedi, vieni fuori dal guscio ché respiri meglio, emergi dall'acqua ché ti ci puoi specchiare, togliti l'armatura ché è solo un mucchio di latta, sorgi dalla terra che c'è un sacco di sole là fuori. Qualsiasi sia il vestito che ti copre, spoglialo e diventa ciò che sei.




This time around | You can be anyone



*


15.9.11

Il tempo di Nina

Il vento lieve di Settembre ha girato il suo soffiare, ha sbuffato le prime foglie secche, e ha portato la pioggia. Ad un tratto così forte e veloce, ché magari s'è pure alzata casa mia, via dal Kansas, e atterrata in una terra senza nome.
Quel pacco tanto atteso però mi ha trovata comunque, un po' come te. Per scelta e non per caso. Come a dire, "la strada di casa io la conosco".

Ha bussato, ho aperto, c'era di nuovo il nostro tempo dentro.

Un anno fa, per la casa editrice Cartilia, Nina firmò per la prima volta con i suoi disegni le due Agende 2011. Una sedia volante e una sirena mancata si fecero cercare da voi cuori cari, nelle librerie, in rete, tra gli scaffali, e adesso dondolano nelle borse, si accatastano tra libri e manuali, attendono sulla credenza della cucina, sulla tasca destra dei tuoi pantaloni, nei pacchetti regalo, dormono sulla coperta preferita.

E ora sono tornate, più mature di un anno. Come in un rito settembrino che si ripete (e io lì son la volpe che aspetta), hanno nuovi volti e nuove storie.  Le ho tirate fuori dalla scatola una a una, come degli specchi, ché di fronte alla pressione di ogni segno, fremeva addosso la pressione di quel sentire.

I disegni li conoscete, e riconoscerete, perché - come sempre dico - il tempo di Nina è di tutti.

 Agend-Nine Cartilia 2012 
a
diary 2012 cartilia francesca ballarini
(Agendina tascabile 12 mesi "Sei per me l'eterna estate" - 10,5x6,5 cm)

C'è un cocomero amato, che partì in veste di cartonina per tanti luoghi e tele e pensieri. Al centro di un un giardino d'inverno è colui che dice Sei per me l'eterna estate. E adesso - in un'ironica veste di agendina segnatempo - lui lo allungherà davvero il tempo. È magico ed è piccolo, una pietrapreziosa di carta, un orologio da polso, ma senza lancette. Handle with care.




 agenda d'autore francesca ballarini cartilia
(Agenda 12 mesi "No, oggi vado scalza" - 16,6x11,7 cm)

C'è una scarpa rossa, che, di fronte a una montagna di alternative - stringati, ballerine, stivaletti, in pelle o vernice nera, una scarpiera disordinata di dubbi, ché nessuno le assomiglia - prende l'unica scelta che desidera davvero. (Al momento, a cuore scalzo, è nel fiume a rinfrescare le caviglie.)


 agenda artistica francesca ballarini cartilia
(Agenda da tavolo 12 mesi "Quello che rimane"  - 17x25 cm )

Infine quei due volti, rimasti sospesi in un cielo di crepuscolo, che raccontavano gli Archi di tempo di Nina. Ora sono lì impressi in un quaderno di bordo, memoriale di Quello che rimane, anche quando il tempo è andato, perché il tempo non se ne va mai del tutto, se lo ricordi. 


Poi fece notte
due sedie di legno
sulla luna
sulle sedie
loro due
scalzi
l’uno di fronte all’altra
toccandosi appena
gli alluci.


agenda d'amore francesca ballarini


Nina felice,  col suo vero nome, nelle Feltrinelli, Fnac, Mondadori e in tutte le librerie con edizioni Cartilia.

agenda cartilia 2012 ballarini


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Ultimi aggiornamenti!  
Qui di seguito la lista dei punti vendita dove avvistar le agend-Nine 
(oltre ai negozi Cartilia di Ancona e Verona)!

dove trovare agenda cartilia ballarini
Nota: Alla Feltrinelli troverete il Cocomero, mentre alla Fnac (anche in e-commerce) "No, oggi vado scalza"; l'agenda grande "Due al crepuscolo" è meno diffusa, resto disponibile per far da N-intermediario :)!


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5.9.11

Mi fido di te


Io mi fido di te. È la prima cosa che ha pensato il mio cuore, credo, quando ti ha conosciuto. O la prima scelta che ha fatto, allora. Avessi tu avuto mani pericolose per lui - così leggero, di cristallo - una mano che era un martello e l'altra con un buco in mezzo in cui cadere, non gli sarebbe importato. Ha scelto così, sfrontato nella leggerezza dei suoi non-contorni, pesante con tutta la vita e l'incoscienza dentro, stava lì, sul tavolo, pronto a essere preso per finire nel tuo petto, ché nel tragitto l'avresti cullato sulla massa dell'acciaio, o tenuto in equilibrio sulle dita della mano buca. Si fida, e la fede è una cosa grande, ti fa luccicare, quando riconosci che è proprio così come ha creduto, che tu invece hai delle mani bellissime.



*

25.8.11

Faremo

disegno


*

22.8.11

1, 2, 3, Nina

Quanto a me, ho le braccia a pezzi a furia di afferrare nuvole, diceva Baudelaire


Nina, invece, dice che quasi le ha finite le mani per acchiappare tutti i soffioni che le ha portato il vento, e che le hanno sfiorato i capelli, distratto dal foglio, fatto correre sul balcone ad agguantarli e riempirli del giusto desiderio - perché loro fuggono, e sfidano la velocità del polso e delle tue caviglie.

Sarà che è ora che facciano altro le mani, piuttosto che consacrarsi a un taraxacum officinalis (o, come disse qualcuno, a un nano da giardino).




"1, 2, 3 
Y en a 1 de trop
C'est pas toi c'est l'autre..."






("Ho finito le mani" - Music by Camille)


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10.8.11

Quando Nina s'incarta

Si fa presto a dire Nina, ma mica è così semplice.

Voglio dire, Nina è una, ma è pure doppia, e a volte s'incarta. La carta la assorbe, come inchiostro, e lì dentro si nasconde per un po'.

Ma se un giorno andrà oltre, al di là del foglio, come su una carta bagnata, il disegno che fa di se stessa, è sicuro, diventerà realtà.


Nina s'incarta from francescanina on Vimeo.



Buona metaestate a voi,

da Nina Pinzillacchera
*




1.8.11

Due volte mani

rimani ho visto nina volare de andrè francesca ballarini

Se dovessi scegliere una parola che come una calamita faccia virare l'ago magnetico di una bussola, che può essere il destino o il fluire delle cose, sarebbe questa, ed è fatta di due volte mani: una mano che si ripete che però non è la stessa, perché la dice uno a un altro, e comprende e desidera un'unità, e muove l'aria per cambiar corso, e sposta il vento per il cuore che comanda, e si fonde assieme. E allora la parola stessa non è sola, perché nel due ha origine e movimento.

Una mano che tiene e una che resta: ri-mani.


"Rimani."




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24.7.11

Tutti i risotti della mia vita

Pensavo oggi che il riso abbonda sulla bocca di Nina.
In più sensi e per svariate ragioni, tanto che potrebbe ricondurre la sua vita - almeno fino ad ora - a una Fenomenologia del Risotto (cfr. Fenomenologia del Passato).


risotto perfetto racconti di cibo
Un po' per amore (potere del riso di assorbire nutrienti e ingredienti e spezie e acqua e aroma e mescolìo e non lasciarlo andare, e prendere colore, il colore che dici tu, il sapore che dici tu, è un passaggio, è una concessione, sembra quasi una tela, un'osmosi terrena), un po' per dovere (così salubre per lei, lui privo di glutine), un po' per senso metaforico (dev'essere ad onda, lui cresce nell'acqua, è riso-sorriso, son chicchi come gocce di pioggia narranti e attente, e li lanci in aria per festeggiare, e così via).

Allora ho pensato ai miei anni divisi per risotto. Facciamone otto, per ora.

C'era il tempo della mensa dell'asilo, in cui Nina non mangiava quasi nulla, però c'era il riso rosso che facevano, quello col sugo, che un po' acidino era, che le piaceva e la faceva fantasticare. Lo allargava tutto quanto sul piatto, così non scottava, ci scriveva con la forchetta e immaginava fosse una pizza margherita. Bianco lo amava come lo faceva la mamma a casa, al latte, che sembrava una crema, era dolcino, ed era una magia poter mangiare una cosa che pensavi dolce a una pensata solo salata, e mia madre una maga (capiamoci, a 4 anni dovevi ancora e ancora affinare gusto ed estetica, e io non ero un talento, è probabile).

Però di quelle magie mi piaceva conoscer le regole; e pian piano quei pochi intrugli che provavo a far a casa e sentirmi una donnina e far una cosa sopraffina, seguendo la ricetta e senza aiuti, era prova di grandezza. Ricordo il risotto "brusciato" di anni dopo, preso da un vecchio ricettario bianco a quadretti, che ora è giallo invecchiato, quello con certe immagini che, ad oggi, con la rete piena dei più vividi foodblog terracquei esistenti, ti viene da dire ma-come-ci-pensavano-a-fare-foto-così? Ultrasature ultraunte ultracariche, marroni, l'acquolina al massimo veniva al gatto. Però quella foto del risotto brusciato me la ricordo perché era rosso e saporito, si vedeva, e metteva insieme un sacco di ingredienti dentro che, sempre a causa del giudizio-ancora-da maturare, io credevo più ingredienti = più gusto. Ovviamente lo testai 13enne con ospiti a pranzo, e il sapore era buono, tipo di caciocavallo affumicato, ma il fondo della pentola era davvero bruciato e idem si dica per l'aria della cucina. Da lì cominciò l'eterna ricerca del risotto perfetto.
risotto giallo liquirizia racconti di cibo illustrati

A Bordeaux, nei miei mesi francesi, alla famiglia ospitante preparai un pranzo all'italiana, in cui il risotto al radicchio a me caro, già visto preparar tante volte dal mio guru del risotto, lo credevo un cavallo da battaglia, dimenticando nell'euforia la delicatezza che necessita, e il pericolo pappone nonché il pericolo insalata-di-riso sempre dietro l'angolo. Destino volle che la famiglia bordolese decise all'ultimo di invitar amici e parenti, e mi trovai seduti al tavolo 8 persone in più frementi e affamate a far il tifo: "Bravo Bravo Ninà!" E con un risotto strabordante da mescolare in una pentola da 4. Risultato: una sbobba al radicchio (radicchio che m'ero fatta spedire dall'Italia, ché lì non si trovava, e loro che di risotto conoscevano solo il basmati lessato). Forse fu solo per queste ragioni che, comunque, si leccarono i baffi.

Delusa dalla mia ars coquinaria sotto stress, e chiedendo scusa al Dio dei Risotti, decisi di aspettar tempo ed esercitarmi in un risotto a settimana. Volevo la perfezione, quella del minuto esatto, della consistenza esatta, del giusto equilibrio di sapore, che sennò era sacrilegio, che di sbobbe e risi non mantecati non volevo più vederne sotto i miei occhi, nella mia pentola: insomma, la perfezione del risotto verde e del suo creatore, di cui forse leggeste tempo fa (ed è lui che vi invito a invocare quando mantecate il vostro risotto perfetto).

Poi celiachia venne e risotto - per fortuna - rimase, e da lì l'apoteosi della mia ricerca.

Ricordo il risotto alla polvere d'arancia e sedano che da Cavoletto scoprii, il risotto giallo alla liquirizia con cui festeggiammo l'anno nuovo, e la mia caparbietà e il mio fanatismo per i risotti crebbe e crebbe e crebbe.


L'ultimo risotto - da cui nacque il pensiero di questa fenomenologia di vita, come delle tappe di cui ricordo tutto - fu quello che mangiai al Maso, nel Trentino, poche settimane d'estate fa.

Un risotto fuori tempo, disse lui, alla Nina invitata a cena e pure "a nozze" dato il piatto a sorpresa che le fu così presentato: "Siccome Nina aspetta la primavera quando è autunno, stasera per lei un risotto alla zucca e funghi". E be', quanto mi piacque!

Dico piacere e non parlo (solo) di quello di gola, o di mélange di sapori da critica che non sono di cucina, ma di cura. Il riso, il risotto in particolare, ha bisogno di cura, di tempo, di armonia e di senso; di chi lo mangerà di chi riconoscerà i sapori di chi non li riconoscerà ma li amerà.

Per questo forse io li ricordo tutti i risotti della mia vita, perché, come brodo e zafferano, il riso assorbe pure il tempo in cui l'hai preparato, il desiderio con cui hai mescolato, il primo assaggio di chi l'ha fatto per te. Come se ogni chicco fosse un messaggero.

risotto verde racconti di cibo ode al riso

Ora sta piovendo e pare autunno, io quel risotto alla zucca l'ho rifatto oggi, a onda, sparso sul piatto ogni forchetta gustata, ogni chicco ben tosto.

Magari un giorno esisterà un risotto all'aere d'estate, un risotto alla corteccia di gelso, un risotto all'aroma di iris, e ogni sapore come il succo di ciò che ti specchia, insomma come una tela dicevo, come un inchiostro.
E, mi dico, quella continua e caparbia ricerca affinché quella cura sia perfetta, e quei chicchi siano abbracci stretti e raccontino bene il tuo messaggio, bello sarebbe se uno la facesse con ogni cosa a cui tiene della propria vita.



Oggi il tempo è di pioggia.
Sembra il giorno una sera,
sembra la primavera
un autunno, ed un gran vento devasta
l’arboscello che sta – e non pare – saldo.

(Umberto Saba)




*

19.7.11

La fine e l'inizio

wislawa szymborska amore a prima vista francesca ballarini

Sono entrambi convinti
che un sentimento improvviso li unì.
È bella una tale certezza
ma l’incertezza è più bella.
Non conoscendosi prima, credono
che non sia mai successo nulla fra loro.
Ma che ne pensano le strade, le scale, i corridoi
dove da tempo potevano incrociarsi?
Vorrei chiedere loro
se non ricordano -
una volta un faccia a faccia
forse in una porta girevole?
Uno “scusi” nella ressa?
Un ‘ha sbagliato numero nella cornetta?
- ma conosco la risposta.
No, non ricordano.
Li stupirebbe molto sapere
che già da parecchio
il caso stava giocando con loro.
Non ancora del tutto pronto
a mutarsi per loro in destino,
li avvicinava, li allontanava,
gli tagliava la strada
e soffocando un risolino
si scansava con un salto.
Vi furono segni, segnali,
che importa se indecifrabili.
Forse tre anni fa
o il martedì scorso
una fogliolina volò via
da una spalla all’altra?
Qualcosa fu perduto e qualcosa raccolto.
Chissà, era forse la palla
tra i cespugli dell’infanzia?
Vi furono maniglie e campanelli
in cui anzitempo
un tocco si posava sopra un tocco.
Valigie accostate nel deposito bagagli.
Una notte, forse, lo stesso sogno,
subito confuso al risveglio.
Ogni inizio infatti
è solo un seguito
e il libro degli eventi
è sempre aperto a metà.

("Amore a prima vista" Wislawa Szymborska, da La fine e l’inizio)



poesia illustrata ballarini szymborska

“Non potei fare a meno di sorridere, quando ci stringemmo la mano, perché la nostra presentazione sembrava straordinariamente superflua. Ci sono incontri che sono vere e proprie agnizioni: quello ne era uno.”
(C. Isherwood)


Da quel giorno, che è questo, nulla dies sine linea.




*

7.7.11

Nina Son Ora

borges illustrazione orchestra Francesca Ballarini

Nella cassa armonica di Nina risuonano le solite farfalle spaesate, che a forza di star lì si son fatte i muscoli sulle ali. 
In testa corde di violino che si fingono capelli tesi e sonori, parlano di assoli e serenate; sassofono e flauto continuano a suonare-disegnare, tra le 5 dita e i 5 tasti, sarà swing sarà romanza a seconda della luce del giorno. Con un archetto e un clarinetto cammina, ché un po' Gambadilegno-non-a-Parigi Nina lo è. Ciascun passo un suono differente, metti di toccar l'asfalto, o il legno di un pavimento di montagna, o l'erba di un giardino, ogni volta è un timbro diverso che la fa vibrare, e si sente sempre diversa ma sempre uguale, e le piace. 


A quest'ora, la sua heure bleue, Nina Sonora va alla ricerca di un angolo fresco dove posar il cappello, lucidare gli ottoni e trovar l'ispirazione. Ieri ad esempio era ai piedi di una scaletta appoggiata a un albero, ad aspettare una coppia di ciliegie da appendere sul ricciolo del violino, come la curva dell'orecchio, ché magari poi ci sento meglio.

Di solito è l'ora in cui continua a scriver il suo spartito, invece di stare ad aspettar troppo le mani dal cielo che le prendano il pennino e mettano per lei le pause e le note e le chiavi, sulla carta che porta in grembo.
È che poi c'è Borges che la giustifica, sai com'è, "ogni poesia è misteriosa, nessuno sa interamente ciò che gli è stato concesso di scrivere". E così, grazie a Jorge Luis, Nina se la cava sempre, e temporeggia e s'attarda.


PeppereppepeBANGBANGtumtumtumtumplinplinPlinplinPeeePeeeZINGZINGdlindlindlindlinzumzum

Son fanfare confuse quando ha caldo.


Si siede placida sotto il gelso, in alto sulla collina, tra poco è tramonto, e legge e declama


Prendimi adesso tra le tue braccia
adesso sciolta da me raccoglimi
non per ridarmi forza
ma perché io possa arrendermi

(Patrizia Cavalli da "Pigre divinità e pigra sorte", 2006)




Mica facile prendere tutti quegli strumenti assieme - pensa Nina - due sole mani, in un solo cerchio d'abbraccio. Un gran direttore colui che suonerà.




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